Machine Head – The Blackening

Ok, questo per me è uno dei più bei dischi del 2007. Non tanto per il suo essere thrash, o per l’aria post crossover. O perché  i machine Head sono il mio gruppo preferito. Ma perché il metal, in questo disco, è tornato al suo stadio originale, quasi seminale. Prima dei draghi, dei vichinghi, dei demoni e dei fantasmi, prima di inneggiare a satana e a lemuria, prima ancora dello speed delle chitarre, e degli heroes della pentatonica; il metal, in questo disco, è pura rabbia umana.

Il disco di apre con Clenching The Fists Of Dissent, primo pezzo da 10 minuti, come si ama dire, un assalto frontale all’ascoltatore; chitarre lente e smorzate, fino all’urlo dell’ex singer dei Vio-lence e quindi al roboante colpo della batteria e del basso. Voce grezza, produzione cartavetrata, chitarre alle iodio e forza compositiva. Né una sbavatura né un ripensamento, i due axemen fanno il loro dovere, e lo fanno bene, oltre ogni aspettativa, da A+, e la sezione ritmica non è dameno, mostrando un basso a sei corde prima e 4 dopo, in grado di ingranare e aiutare una batteria debitrice dei migliori testamente e exodus. Nel primo pezzo avvincentissimo il solo centrale.

Beautiful Morning si affaccia piccina, invece, con la sua aria da kiddi, difatto lo è, ed è esempio della direzione cross-over numetal inseguita dai nostrim con stoppate e ripartite.

Aesthetics Of Hate è uno dei cavalli di battaglia di questo album, forte, temibile in live, sfuriata di chitarre e cavalcate thrashy, notevole muro sonoro che accarezzerà le vostre orecchie e prenderà a calci il vostro stomaco. Now i lay thee down, semi ballad perfetta, veloce, agghiacciante e sprezzante, indipendente e assolutamente da non sottovalutare il riffone di sfondo. Slanderous è la classica filler, che in un qualsiasi album di nomi nuovi potrebbe essere considerata un masterpice, qui, invece, è un bel pezzo, che apre la pista alla sesta traccia: Halo. ecco se in classe dovrebbe spiegarvi il thrash degli anni 2000, e dovrebbero farvi leggere una partitura, ecco, si, dovreste leggervi e imparavi Halo; stoppate, ripartite, clean voice nel finale e nel chourus, e quel doppio assolo di chitarra centrale da far venire i brividi. Wolves si carica il compito di trascinarci alla conclusiva Farewell to Arms, terzo pezzo che regge tutta l’album insieme alla opener, e appunto ad Halo.

Certo, si può obbiettare che questo sia un disco ruffiano e che prende a piene mani da quel capolavoro di Master of Puppets, ma stiamo comunque parlando di un album attuale, e soprattutto, fottutamente Metal!

1. Clenching The Fists Of Dissent
2. Beautiful Mourning
3. Aesthetics Of Hate
4. Now I Lay Thee Down
5. Slanderous

6. Halo
7. Wolves
8. A Farewell To Arms

2 Risposte

  1. Halo spiggne

  2. Eh! mai darmi retta ve?

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